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Instagram Takeover, un’innovativa strategia di Influencer Marketing

Spesso quando si parla di Social Media Marketing e, in particolare, di Influencer Marketing si tende a generalizzare dando per scontato che si tratti esclusivamente dell’utilizzo di personaggi con un vasto pubblico come Brand Ambassador per sponsorizzare prodotti o servizi. Ma in realtà c’è molto più. Fare Influencer Marketing è molto più complesso di quanto si pensi poiché richiede lo studio e l’utilizzo di alcune strategie specifiche per ottenere risultati competitivi e soddisfacenti. Uno di queste è l’Instagram Takeover, vediamo assieme di che cosa si tratta!

In questo articolo tratteremo i seguenti argomenti:

 

Che cos’è un Instagram Takeover?

Quando parliamo di Instagram Takeover, parliamo di una tattica di marketing innovativa che sta vedendo un enorme sviluppo oltreoceano ma che i migliori social media manager italiani stanno portando anche nel nostro paese. Si tratta di affidare ad un Influencer, un artista, un fotografo o una persona importante la creazione e la pubblicazione di contenuti all’interno della pagina ufficiale del Brand.

Ricordiamo che i Brand che fanno Influencer Marekting adottano questa strategia poiché vogliono indirizzare la propria comunicazione ad un pubblico molto profilato e lo fanno servendosi di persone famose e dall’identità coerente con i valori e la missione dell’azienda. Instaurare questo tipo di collaborazione contribuisce a percepire l’autenticità e la veridicità del Brand aumentando al contempo l’engagement con il pubblico, che probabilmente sarà più disposto a diventare cliente dopo aver ritrovato il suo influencer preferito all’interno dei social del Brand di riferimento.

 

Quali sono le fasi per dar vita ad un Instagram Takeover?

Per fare il tuo primo Instagram Takeover dovrai seguire queste indicazioni:

  1. Stabilisci gli obiettivi a priori: che cosa si aspetta il Brand? Vuole aumentare l’Awareness o stimolare le Vendite?
  2. Cambia il tuo modo di postare: per esempio, se di solito pubblichi solo foto durante il takeover pubblica dei video. Questo creerà una sensazione di sorpresa nel pubblico che sarà più predisposto ad ascoltare il messaggio dell’influencer;
  3. Interagisci direttamente con il pubblico: lascia che sia lo stesso influencer a comunicare e a rispondere ai messaggi della community così da creare un elevatissimo engagement;
  4. Promuovi il Takover utilizzando tutti i mezzi a tua disposizione: altri social, newsletter…

 

In che modo l’Influencer può gestire il profilo Instagram?

Generalmente, un Takover dura una settimana. Per quanto riguarda le modalità di gestione del profilo, invece, ne esistono principalmente due:

  1. Gestione completa, in cui l’Influencer entra direttamente nell’account e posta i contenuti. Pro: l’influencer si sente più libero di agire, può rispondere in modo autonomo a commenti e Direct ed è tutto molto più semplice a livello organizzativo e logistico. Contro: meno controllo da parte del Brand e rischio manomissione e compromissione
  2. Semi-gestione, in cui l’Influencer invia al Brand i contenuti che poi verranno pubblicati. Pro: metodo più sicuro e controllato centralmente dal Brand. Contro: i post risultano meno autentici e l’Influencer non potrà rispondere in modo diretto ai commenti della Community.

Se vuoi avere maggiori informazioni su come sviluppare una strategia di Social Media Marketing e in particolare un Instagram Takeover, contattaci! Saremo più che felici di accompagnarti nella tua crescita digitale.

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Virtual Influencer, la nuova frontiera dell’Influencer Marketing

Se pensate che fare Influencer Marketing sia il metodo più innovativo per promuovere brand, servizi o prodotti beh… vi sbagliate.

Grazie all’Intelligenza Artificiale  generativa si è aperta una nuova era, che ha tutte le carte in regola per rivoluzionare totalmente questo settore.

Ma procediamo con ordine. In questo articolo toccheremo i seguenti argomenti:

Che cos’è l’Influencer Marketing: un breve ripasso

Con il termine Influencer Marketing s’intende una strategia di comunicazione che prevede di delegare la promozione del brand/servizio/prodotto ad uno o più Influencer. Questi nuovi attori del panorama digitale permettono di ottenere un elevatissimo coinvolgimento da parte del pubblico in quanto, se si sceglie il giusto influencer, si avrà la sicurezza che i suoi follower saranno interessati alla sua opinione e, di conseguenza, saranno anche più predisposti ad acquistare il prodotto sponsorizzato o ad informarsi sul brand.

Prima di passare al main topic dell’articolo, è bene ricordare che alla base di qualsiasi strategia di Influencer Marketing c’è la fiducia. Come accennato sopra, i brand scelgono l’Influencer a cui affidare la propria comunicazione in base alla fiducia che il pubblico ripone in lui e in base all’effettiva influenza che egli può esercitare sul target.  

Chi sono i Virtual Influencer e che cosa cambia con questa nuova tecnologia?

Non è facile definire chi sono i Virtual Influencer senza rischiare di suscitare paura e perplessità, quasi come se fosse un film distopico o di fantascienza. Ebbene sì, i Virtual Influencer sono letteralmente Influencer Virtuali, persone che hanno un nome, un cognome e una precisa identità ma che nella realtà non esistono.

Si tratta di costruzioni 3D di persone progettate ad hoc per simulare i contenuti e l’intrattenimento di un vero Influencer. Si tratta di un fenomeno che si è sviluppato prevalentemente in Asia, in quanto vi si trovano le start-up e le aziende che possiedono le tecnologie più avanzate per dar vita a questo fenomeno, ma che si sta espandendo anche negli USA e in tutto il mondo occidentale.

Molte aziende, prevalentemente in ambito moda/lusso, hanno già intrapreso esperimenti di questo genere e Bloomberg stima che il mercato cinese relativo ai Virtual Influencer raggiunga quasi 400 milioni di persone con un relativo mercato che si aggira intorno ai 35 miliardi di euro.

Perché scegliere un Influencer virtuale?

La domanda, però, sorge spontanea: perché è meglio un Virtual Influencer rispetto ad un Real Influencer? La risposta a questa domanda non è semplice ma offre sicuramente alcuni spunti di riflessione. Innanzitutto, i Virtual Influencer generano molti meno fenomeni di invidia da parte del pubblico che, contrariamente a quanto accade oggigiorno, non si sente in difetto paragonandosi a persone che in realtà non esistono.

In secondo luogo, i Virtual Influencer sono totalmente gestibili e controllabili dal team e dal brand promotore, evitando in questo modo tutte i rischi di fare influencer marketing con persone reali: condotte scorrette, controversie sulla personalità o conflitti di interesse. Inoltre, gli influencer virtuali non hanno bisogno di supporto né faranno mai richieste particolari: in altre parole, non hanno problemi caratteriali.

Infine, passando a temi puramente markettari, secondo una ricerca di HypeAuditor i Virtual Influencer performano meglio di quelli reali. Tutte le metriche principali che si monitorano nel corso di queste campagne sono infatti molto più appetibili nel caso degli influencer virtuali. Nello specifico, hanno tassi di Engagement Rate e Influencing Value molto più elevati.

Quali sono i Virtual Influencer più famosi?

Sappiamo che te lo stavi chiedendo ed ecco a te una selezione dei tre Virtual Influencer più famosi al mondo.

  1. Lilmiquela, 3 Milioni di Follower, ambito moda/streetwear e tech;
  2. Bermudaisbae, 265 mila Follower, ambito motivazionale e imprenditoriale;
  3. Shudu.gram, 236 mila Follower, ambito moda, sfilate e design.

Se sei interessato a saperne di più su questa innovativa forma di Social Media Marketing e di Influencer Marketing, non esitare a contattarci! Saremo più che felici di condividere le nostre competenze con te!

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BeReal, come funziona il social network più scaricato negli USA

Dopo mesi e mesi di egemonia, TikTok scende al secondo posto nella classifica dei Social Network più scaricati negli USA. Al suo posto troviamo BeReal, il “social anti-social” creato da Alexis Barreyat e Kévin Perreauda, due ragazzi francesi che si erano stancati della perfezione e della finzione di Instagram e che, perciò, hanno pensato di proporre un’alternativa rivoluzionaria.

In questo articolo tratteremo i seguenti argomenti:

Come funziona BeReal?

Come accennato, BeReal è un social rivoluzionario (in gergo disruptive) perché nasce con un’idea totalmente opposta alle logiche che hanno governato le più famose piattaforme di social networking come Instagram, Facebook o TikTok. Ma quali sono le sue innovative regole che gli hanno fatto riscuotere un successo così clamoroso? Vediamole assieme!

Innanzitutto, BeReal si propone di farti stare sulla piattaforma il meno possibile. Già qui possiamo notare il suo andare in controtendenza. Nello specifico: su BeReal non è l’utente a decidere quando postare, bensì la piattaforma. Chi si iscrive a questo social riceverà una notifica ogni giorno che gli consentirà di avere 2 minuti di tempo per postare una foto del luogo in cui si trova e delle azioni che sta compiendo, utilizzando contemporaneamente la fotocamera interna ed esterna. Il tutto senza la possibilità di utilizzare filtri e maschere che rendano le immagini finte, impersonali e perfette come quelle di Instagram.     

Un’altra interessante novità è che solo chi pubblica un post puoi vedere i post pubblicati dai suoi amici. Si tratta di una strategia pensata dai due fondatori per combattere il fenomeno denominato lurking, ovvero il comportamento di alcuni utenti che utilizzano un social in modo passivo, guardando quello che fanno gli altri senza pubblicare a loro volta.

Quali sono i segreti del social anti-social?

Nonostante ai più potrebbe sembrare un’idea poco redditizia, BeReal ha avuto successo in così poco tempo perché ha intercettato il pensiero di tantissimi millennials che condividevano la filosofia dei due fondatori ma che non hanno mai avuto valide alternative.

Ma andiamo a vedere nel profondo quali sono le ragioni e i segreti di questo social network.

In primis, su BeReal non esistono follower e like e questo ha fatto sì che venisse eliminata quella competizione (conscia o inconscia) che si è sempre creata all’interno dei social tradizionali. In secondo luogo, l’idea di poter pubblicare solo in un determinato momento della giornata fa si che si riducano notevolmente le ore che ognuno di noi trascorre inutilmente guardando reels, tiktok o storie.

Infine, ciò che ha fatto la differenza è stato presentarsi sul mercato con una fortissima Brand Identity che, declinata in una netta Mission e in un’ancora più chiara Vision, ha portato gli utenti a non avere dubbi e a scaricare immediatamente l’applicazione. Da quando è sbarcata su iOS e Android ha già ottenuto 30 milioni di download, 330mila dei quali sono arrivati nelle 24 ore seguenti al lancio.

Se sei interessato a ricevere maggiori informazioni sul funzionamento di BeReal e su come sfruttare questo social per fare business non esitare a contattarci: siamo sempre felici di accompagnare i nostri clienti alla scoperta di nuove opportunità!

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Pubblicità sui social, come fare Advertising con TikTok Ads

Se stai leggendo questo articolo è perchè riusciamo a creare contenuti e raggiungere il nostro pubblico di riferimento. 
TikTok, ma anche Meta e Linkedin hanno una piattaforma per gestire gli annunci e le pubblicità, strumenti che utilizziamo tutti i giorni per veicolare la pubblicità dei nostri clienti. Su TikTok abbiamo il TIK TOK Ads Manager con cui qualsiasi azienda potrà creare e gestire le proprie campagne attraverso processi guidati così da generare maggior Awareness e aumentare le vendite. 

In questo articolo parleremo di:

Come creare un account su TikTok Ads Manager?

Trattandosi di un piattaforma self-service, potrai creare e gestire il tuo account di TikTok Ads Manager in maniera totalmente autonoma e indipendente. Per farlo ti basterà seguire questi semplici passaggi:

  • Vai sul sito TikTok for Business;
  • Clicca su “Crea un’inserzione”;
  • Completa tutti i campi della pagina di registrazione;
  • Verifica la tua mail o il tuo numero di telefono;
  • Completa la procedura dando un’occhiata alla prima mail che ti arriverà in cui ti saranno elencate le Best Practice per avere successo sulla piattaforma.

A questo punto sei pronto per lanciare la tua prima campagna. Prima di farla partire, però, bisogna toccare altri due temi fondamentali: budget e tipologie di annuncio.

Quanto costa fare Ads su TikTok?

Generalmente, fare pubblicità su TikTok potrebbe essere poco più costoso che farlo sulle altre piattaforme Social. Esistono due modi principali per scegliere il budget da destinare alle campagne: il primo è la scelta di un budget fisso giornaliero, modificabile in qualsiasi momento ma con una spesa minima di 500 euro per campagna e 50 euro per annuncio; altrimenti si può scegliere di pagare per ogni azione compiuta dall’utente dopo aver visto l’annuncio.

Quest’ultimo metodo comprende 4 metodi di offerta principale:

  • CPM, costo per mille impressioni;
  • oCPM, costo per mille impressioni ottimizzato,
  • CPV, costo per mille visualizzazioni
  • CPC, costo per clic

Pubblicità sui Social, come fare advertising su TikTok?

Per fare pubblicità su TikTok devi necessariamente sapere quali sono i tipi di annuncio che la piattaforma ha pensato per tutti gli inserzionisti:

  • Video Shopping Ads
  • Catalog Listing Ads
  • Live Shopping Ads

La prima tipologia, i Video Shopping Ads, combina in modo dinamico la creatività di un video e le informazioni di una scheda prodotto in diverse varianti. Il formato può essere specifico per il prodotto, per stimolare le vendite, o un messaggio più generale del brand per stimolare Awareness; man mano che TikTok raccoglie dati ottimizzerà le prestazioni della campagna scegliendo dinamicamente le combinazioni a più alta conversione.

La seconda tipologia, i Catalog Listing Ads, permette di promuovere un intero catalogo di offerte piuttosto che un prodotto solo e sono la soluzione perfetta per tutti gli inserzionisti che non vogliono produrre contenuti video sulla piattaforma.

Infine, i Live Shopping Ads sono pensati appositamente per promuovere flussi di acquisti in diretta e sono quelli su cui la piattaforma punta di più, dal momento che questi annunci hanno la capacità di portare altissimi livelli di traffico ad un evento live.

Se hai bisogno di consigli su come implementare la tua campagna su TikTok, contattaci! Saremo più che contenti di aiutarti nel processo di creazione e gestione delle tue campagne social.

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E-mail Marketing e Intelligenza Artificiale, come sfruttarli a vantaggio del tuo business

C’è chi le ama e c’è chi le odia. Ciò che è sicuro, però, è che le e-mail sono diventate nel corso degli anni uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati sia da privati cittadini sia nel mondo del business. Negli ultimi anni si è fatto un passo oltre, l’e-mail marketing. Non contenti, il progresso ci ha portato l’Intelligenza Artificiale, la quale ha stravolto e migliorato anche questo mondo.

In questo articolo parleremo di:

Che cos’è E-mail Marketing?

Considerando che solo a partire dal 2017 il numero di e-mail mandate e ricevute è passato da 269 miliardi a 333 miliardi nel 2022, era inevitabile che qualcuno vedesse un’opportunità di business dietro a questo strumento di comunicazione così utilizzato.

Nasce così l’e-mail marketing, una forma di marketing diretto che opera secondo una logica di tipo “push”. In altre parole:

L’e-mail marketing può essere definito una forma di permission marketing e dunque di un approccio al consumatore graduale e non invasivo da parte del brand, finalizzato a generare una relazione di lunga durata più che una conversione immediata.

Con il termine permission marketing s’intende che, a differenza di quanto avviene con le altre forme di comunicazione aziendale, nell’email marketing sono le persone stesse che, fornendo i proprio indirizzi, si rendono disponibili a essere contattate dal brand.

Obiettivi dell’E-mail Marketing

Le attività di email marketing possono essere finalizzate a:

  • Trovare nuovi clienti
  • Coltivare la relazione con lead e clienti
  • Stimolare vendite
  • Fare attività di advertising

Tipi di E-mail

Per fare chiarezza, ci sembrava interessante dividere le email in tre macro categorie:

  1. E-mail dirette, conosciute con il nome di DEM. Mail di natura promozionale molto curate e indirizzate a target specifici;
  2. Newsletter, email ricche di contenuti e di natura istituzionale
  3. E-mail Transazionali, messaggi con i quali l’azienda si relaziona con i clienti per gestire i processi commerciali e di Customer Care;

E-mail Marketing e Intelligenza Artificiale

Vi starete chiedendo: “In tutto ciò, qual è il ruolo dell’IA?”. Ci arriviamo subito.

Innanzitutto, è bene distinguere tra E-mail Marketing Automation e E-mail Marketing AI-Powered. Il primo possiamo definirlo come la forma classica di IA che viene realizzata tramite la programmazione di tutti i comportamenti che il software deve avere; il secondo invece è il gradina più in alto e che può offrire opportunità molto più performanti.

Questi gli ambiti interessati:

Contenuti:

  • A/B Test e test multivariati
  • Generazione automatica del testo “oggetto”
  • Personalizzazione

Delivery:

  • Momento e frequenza di invio

Target:

  • Micro targetizzazione automatica
  • Ricostruzione journey omnicanale;
  • Pulizia automatica database di indirizzi
  • Analisi predittiva e ottimizzazione gestione abbandoni

Se sei interessato ad implementare una strategia di Marketing Automation o di E-mail Marketing AI-Powered, contattaci! Saremo più che felici di conoscerti e di proporti la soluzione più adeguata alle tue esigenze.

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Social Media Listening, di che cosa si tratta?

Anche per quanto riguarda le ricerche di mercato, così come in tutti i campi del marketing, l’Intelligenza Artificiale ha rivoluzionato completamente il settore. Tempo fa se un’azienda avesse voluto sapere cosa pensano le persone del suo brand, di un suo prodotto o di un suo servizio si sarebbe dovuta rivolgere per forza ad una società di ricerca di mercato. Al giorno d’oggi, grazie alle innovazioni dell’IA, non è più così: scopriamo assieme che cos’è il Social Media Listening.

In questo articolo parleremo di:

Che cos’è il Social Media Listening?

Grazie all’avvento e allo sviluppo cosi massivo dei Social Network e dei cosiddetti UGC (User Generated Content, ovvero tutti i contenuti generati volontariamente da un utente di un sito o di una piattaforma), le aziende hanno cercato un modo per poter utilizzare a loro vantaggio queste due novità.

È nato così il SML (Social Media Listening). Con questo termine intendiamo:

Una specifica applicazione di data mining e data analytics applicata a dati di tipo linguistico, e a documenti testuali non strutturati.

Se il data mining è l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione automatica o semi-automatica di informazioni utili da grandi quantità di dati, il text mining (associato alla text analytics) ha ugualmente lo scopo di estrarre informazioni di valore da grandi basi di dati, ma di tipo testuale.

All’interno di questo frame concettuale il Social Media Listening rappresenta dunque l’applicazione di tali metodologie ai contenuti presenti sui social, e nel web, realizzata per orientare le decisioni aziendali e fare business.

Gli obiettivi del SML

I principali obiettivi che possono essere perseguito ascoltando la Rete e i Social sono:

  • Customer Insight, rilevare cosa pensano le persone di determinati prodotti/servizi;
  • Ottimizzare le Marketer Personas, ovvero utilizzare i dati pubblici per costruire target molto più specifici;
  • Brand Monitoring, valutare la Brand Awareness in modo molto minuzioso;
  • Valutazione campagne comunicazione o eventi
  • Competitive Intelligence
  • Content Intelligence
  • Attività di recruitment

Infine, se hai la necessità di scoprire che cosa pensano le persone del tuo business, di un tuo prodotto o di un tuo servizio, il Social Media Listening è esattamente ciò che fa per te. Contattaci per ricevere un preventivo personalizzato!

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A/B test: cosa sono, come utilizzarli ed esempi di successo

Restando in tema Intelligenza Artificiale, non possiamo non soffermarci sugli AB test, un innovativo campo del Digital Marketing che ha già dato dimostrato la sua potenza e la sua reale efficacia. Scopriamo assieme di che cosa si tratta.

Nel seguente articolo toccheremo i seguenti argomenti:

  1. Che cosa sono gli A/B Test?
  2. Le tipologie di A/B Testing
  3. Strumenti e piattaforme di A/B Testing

Che cosa sono gli AB test?

L’A/B test, è uno dei possibili modelli di verifica delle ipotesi messo a punto in ambito statistico, utilizzabile operando su due campioni. Si tratta del modello di analisi maggiormente utilizzato per l’ottimizzazione dei contenuti finalizzati a generare conversioni negli ambienti digitali. A questo punto due cose risultano intuibili:

  1. Gli elementi che possono essere testati in quanto possibili facilitatori di conversione sono estremamente numerosi;
  2. Le metriche che dovremo utilizzare per poter valutare i risultati ottenuti dalle diverse versioni dell’elemento oggetto del test devono essere scelte con grande attenzione.

A livello concettuale si tratta sostanzialmente di sottoporre due versioni diverse di uno stesso contenuto – diciamo il pulsante di call to action che in una versione abbiamo colorato di blu e nell’altra di verde– a due campioni “equivalenti” di soggetti, in modo da vedere quale delle due funziona meglio e ottiene più clic.

Le tipologie di A/B testing

Esistono due diverse possibili declinazioni del test utilizzabili nell’ottimizzazione dei contenuti e delle interfacce:

  1. AB test: nella forma più semplice e canonica del test vengono messe a confronto due versioni dello stesso contenuto che differiscono in un solo elemento da testare.
  2. Test multivariato: in questo caso le tecniche statistiche di analisi ci permettono di prendere in considerazione più variabili contemporaneamente, non limitando l’analisi ad un solo elemento di differenza tra A e B;

Strumenti e piattaforme di A/B testing

Tra le principali piattaforme di AB Test presenti sul mercato proponiamo:

  • Google Optimize, che, integrato in modo nativo con Google Analytics, esegue test sui contenuti del sito e restituisce suggerimenti sui cambiamenti attuabili oltre che creare pagine di destinazione personalizzate per le campagne di Google Ads;
  • Kameloon, una piattaforma di personalizzazione della user experience omnicanale attraverso l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nell’A/B testing. Attraverso algoritmi di Machine Learning, la piattaforma personalizza contenuti, messaggi e offerte in funzione delle caratteristiche e dei comportamenti degli utenti.

Se il mondo degli A/B test ti affascina e vorresti implementare una strategia di questo tipo per il tuo business, contattaci! Saremo più che Content-i di trovare la soluzione perfetta in base alle tue esigenze. 

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Programmatic Advertising, che cos’è e come sfruttarlo per il tuo Business

La tecnologia avanza giorno dopo giorno e, con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, anche il mondo della pubblicità online è stato stravolto e radicalmente modificato. Ora più che mai, qualsiasi business può (e dovrebbe) fare advertising online anche perchè, utilizzando l’IA e le piattaforme di Programmatic Advertising, è diventato molto più intuitivo ed efficace.

Nel seguente articolo parleremo di:

Come funziona l’Advertising classico?

Prima di buttarci a capofitto nell’argomento Programmatic Advertising è bene fare un piccolo ripasso di come funziona il mercato dell’inserzionismo classico. Concettualmente, si tratta di acquistare spazi entro cui inserire il proprio annuncio, nulla di più, nulla di meno. Più questi spazi sono visibili e più persone raggiungono, più il loro prezzo aumenta.

In questo processo abbiamo due attori principali:

  • Il Publisher, ovvero il lato offerta. Editori, testate, reti televisive, aziende di cartellonisstica… insomma, chiunque venda spazi pubblicitari;
  • L’Advertiser, ovvero il lato domanda. Qui troviamo tutte le aziende che vogliono sponsorizzare il loro brand/prodotto/servizio; in altri termini, gli acquirenti.

I rapporti tra queste due figure vengono solitamente gestiti da società di servizi che fanno da intermediari, rispettivamente le concessionarie e i centri media.

Programmatic Advertising, che cos’è e come funziona?

Il Programmatic Advertising è la forma più evoluta del classico advertising che abbiamo visto nel paragrafo precedente. La definizione più condivisa all’interno del settore è la seguente:

Il Programmatic Advertising è l’automazione dei processi di acquisto e di vendita degli spazi pubblicitari realizzata automaticamente attraverso piattaforme di scambio che operano sulla base di dati e algoritmi

Risulta intuibile anche solo dalle definizione che si tratta di uno strumento molto potente che consente l’ottimizzazione dei processi di compravendita e, potenzialmente, una crescita del valore generato dalla pubblicità, per entrambi i soggetti coinvolti nella transazione.

Differenza tra Programmatic Advertising e Real Time Bidding

Scendendo ancora più nello specifico è necessario fare una distinzione tra questi due concetti:

  • Programmatic Advertising (PA), che come abbiamo visto è la possibilità che le macchine ci offrono di automatizzare l’inserzionismo digitale facendo sì che gli spazi vuoti presenti nei contenuti messi a disposizione dai publisher vengano riempiti in modo istantaneo;
  • Real Time Bidding (RTB), che è una componente fondamentale del PA. Tradotto con Asta in Tempo Reale, è la tipologia di transazione che viene effettuata per ogni singolo spazio pubblicitario. Tutto il sistema Google Ads, la principale piattaforma per fare Advertising sul motore di ricerca, funziona esattamente in questo modo.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale (IA)

Probabilmente ti starai chiedendo: “Sì, ma l’Intelligenza Artificiale che c’entra?”. Te lo spieghiamo subito. Grazie all’enorme capacità di elaborazione dati delle nuove piattaforme (sia lato domanda che lato offerta) di Programmatic Advertising, che fanno largo utilizzo di algoritmi di Machine Learning, è possibile inserire l’annuncio giusto, nel posto giusto, alla persona giusta.  Ed è qui la rivoluzione dettata dall’IA.

Con queste piattaforme si può intraprendere un indirizzamento targettizzato degli annunci tramite le seguenti tecniche:

  • Contextual keyword: gli ads saranno visibili solo all’interno di siti il cui contentuto sia attinente alle keyword selezionate;
  • Category targeting: indirizzare la comunicazione verso aggregati di siti accomunati dal tipo di contenuto/argomento trattato;
  • Similar Audience, ovvero estendere la visione degli annunci a utenti simili per caratteristiche demografiche, comportamenti e interessi;
  • Affinity Audience, ovvero targettizzare liste di audience in vase a criteri socio-demografici, intenti d’acquisto, tipologie di prodotto…

Se sei rimasto affascinato da questo mondo e vuoi intraprendere una strategia di Programmatic Advertising, contattaci. Saremo Very Content-i di trovare la soluzione su misura per le tue esigenze.

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Content Intelligence, il connubio tra Content Marketing e Intelligenza Artificiale per il successo del tuo business

Ormai lo sapete, qui da noi il Content Marketing oltre che essere una passione è anche il Core Business. Da sempre siamo infatti affascinati a questa peculiare branca dal Marketing e cerchiamo ogni giorno modi nuovi e innovati per la produzione dei contenuti dei nostri clienti così da aumentare il traffico ai loro social o siti web. Come abbiamo anticipato all’interno dell’articolo su SEO e AI, l’Intelligenza Artificiale è un ottimo strumento per ottimizzare e migliorare le performance di qualsiasi tipo di Business. Così come per la SEO, anche l’Article Marketing può essere AI-Powered, ovvero “spinto dall’IA”. In questo caso parliamo di Content Intelligence, ovvero “la disciplina che, sfruttando l’IA, permette alle aziende di organizzare i contenuti a disposizione e di estrarre insight sul comportamento di navigazione, fruizione dei contenuti e preferenze degli utenti al fine di offrire contenuti ed esperienze più personalizzate”

Per questo nel seguente articolo ci occuperemo di:

Che cos’è e in cosa consiste il Content Marketing

Nonostante all’interno del nostro Blog vi siano numerosi articoli sull’argomento (Content Strategy, Branded Content Marketing…) facciamo un breve ripasso di che cos’è il Content Marketing. Con questo termine s’intende l’insieme delle attività finalizzate alla creazione, cura e distribuzione di contenuti interessanti per i potenziali pubblici.

Alcuni studiosi hanno elaborato un processo in cinque fasi di progettazione per una strategia di Content Marketing, vediamoli assieme:

  1. Ascolto dei pubblici. Si tratta della prima indispensabile attività che serve a capire meglio i linguaggi, gli interessi e i bisogni degli utenti con cui l’azienda vuole comunicare. In questa fase bisogna raccogliere tutti gli elementi e le indicazioni utili, come per esempio i canali in cui intercettare il pubblico prendendo in considerazione tutte le fonti di ascolto (interne o esterne all’azienda).
  2. Progettazione della strategia. A questo punto è possibile produrre il modello ideale di target di riferimento costruendo quella che in gergo viene definita Buyer Persona. Si tratta di un identikit specifico e preciso che rappresenta idealmente il consumatore perfetto per il business.
  3. Produzione dei contenuti. Ora si passa alla vera e propria creazione dei contenuti che devono coprire quello spazio che c’è tra i valori del brand e gli interessi della Buyer Persona. L’obiettivo generale deve essere quello di rielaborare il know-how, la storia e tutti i contenuti precedenti per trasformarli in nuovi contenuti coerenti e specifici. Il tutto deve essere fatto adottando e non tralasciando mai un’ottica SEO attenta ai dettagli.
  4. Pubblicazione dei contenuti. Una volta pronti, è il momento di condividere i contenuti su Internet. Oltre ad un’attenzione maniacale alla scelta del giusto social (fondamentale per avere successo), è fondamentale scegliere la giusta strategia (SEO, Google ADS, Facebook ADS…).
  5. Verifica dei risultati. Così come ogni attività di marketing, anche il Content Marketing deve essere seguito da un’analisi delle performance. Monitorando le metriche giuste si potrà avere un resoconto su ciò che è andato bene e ciò che, invece, va modificato per migliorare.

Content Intelligence, piattaforme di Content Marketing e Intelligenza Artificiale

Solo per rendere l’idea di quanto la Content Intelligence possa essere utile ad un’azienda che vuole implementare una strategia di Content Marketing citiamo uno studio realizzato dalla società di ricerche di mercato americana Forrester. Lo studio venne effettuato su 210 decision maker di aziende con oltre 500 dipendenti e oltre 300M di fatturato in alcuni paesi europei e ha dimostrato come una delle principali difficoltà riscontrate sia quella relativa alla necessità dell’azienda di trovare i contenuti più efficaci per i diversi target.

Proprio qui vengono in aiuto le piattaforme di Content Intelligence. Nello specifico possono essere utili in tutte le 5 fasi di cui abbiamo scritto sopra:

  1. Analisi e progettazione: utilizzando un enorme mole di dati di qualità le piattaforme di AI tracciano i comportamenti dell’individuo nei diversi canali integrandoli con dati precedenti. Con questi dati sarà molto più facile avere una panoramica delle scelte effettuate in precedenza dal proprio pubblico di riferimento.
  2. Produzione di contenuti: queste piattaforme utilizzando avanzati algoritmi di NLG (Natural Language Generating) con cui creano contenuti a partire dai dati aziendali che difficilmente sono riconoscibili come scritti da una macchina. Inoltre hanno anche la capacità di ottimizzare contenuti che sono già stati creati•
  3. Diffusione dei contenuti: in questa attività le piattaforme AI-Based vengono in aiuto selezionando gli orari e i giorni migliori per pubblicare un determinato contenuto, conoscendo i momenti in cui il pubblico di riferimento è più attivo.
  4. Analisi delle Performance: analizzando molti più dati rispetto ad una qualsiasi piattaforma di Data Analysis, vengono anche proposti suggerimenti molto più dettagliati e coerenti con l’attività dell’azienda affinchè vi sia un miglioramento decisivo delle performance.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sull’argomento o se vuoi iniziare un percorso con noi, non esitare a contattarci! Saremo Very Content-i di aiutarti nella costruzione della strategia digitale perfetta per il tuo Business.

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Il Garante della Privacy vieta Google Analytics, quali sono le alternative conformi al GDPR?

Ebbene sì, alle volte anche i Giganti sbagliano. Sono più o meno 10 giorni che c’è un grande fermento all’interno delle Digital Agency e in generale di tutto il settore. Tutto nasce da una sentenza del Garante della Privacy, la massima autorità italiana per la protezione dei dati personali, che dichiara Google Analytics 3 non conforme al GDPR.

Se lavorate nel mondo del marketing e della comunicazione probabilmente negli scorsi giorni vi è capitato di sentire il nome Federico Leva. Ma chi è e perchè sta creando così tanto scalpore? Federico Leva è un ragazzo italiano residente a Helsinki che ha mandato una mail a diverse aziende richiedendo l’eliminazione dei propri dati personali dopo la sentenza del Garante. Vi invitiamo alla visione dell’intervista realizzata da Matteo Flora in cui viene spiegato molto bene qual è il tema. 

Molte aziende hanno reagito con il panico, non sapendo che in realtà la cancellazione dei dati personali di un utente dal proprio sito (e quindi da Google Analytics) è un’attività molto semplice e che richiede molti meno sforzi e problemi di quanto si possa credere? Se hai bisogno di consigli su come rispondere alla mail di Federico Leva e su come eliminare i suoi dati, scrivici! Potrebbe essere l’inizio di una meravigliosa collaborazione.  

La prima domanda che viene da farsi a questo punto è: che cos’è il GDPR? Cosa significa che Google Analytics Italia non gli è conforme? E soprattutto, che cosa comporta questa sentenza?

In questo articolo risponderemo a tutte le vostre domande toccando i seguenti temi:

Che cos’è il GDPR?

Prima di entrare nello specifico e capire qual è l’effettivo tema principale è bene chiarire alcune nozioni fondamentali, di cui pochissimi utenti e aziende si interessano, rischiando grosso.

Innanzitutto, GDPR (Regolamento 2016/679) è l’acronimo di General Data Protection Regulation ed è il Regolamento Europeo relativo alla protezione delle persone fisiche in tema di trattamento e circolazione dei dati personali. 

Si tratta di un testo normativo che spiega dettagliatamente quali sono tutti i passaggi e le prerogative da rispettare nel trattamento dei dati personali. Inoltre, tutte le aziende che trattano dati personali devono (o meglio, avrebbero dovuto) applicarlo dal 2018.

Purtroppo, ancora oggi nel 2022, persone e aziende sono tendenzialmente ignoranti in materia e non lo applicano. Oltre a risultare vecchie e non al passo coi tempi, le aziende (in particolare i titolari del trattamento dei dati personali) rischiano grosso: le sanzioni sancite dal GDPR per coloro che non lo applicano o commettono errori nell’applicazione sono di tipo amministrativo e possono arrivare fino a 20milioni di euro o fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Chi è il Garante della Privacy?

Il Garante della Privacy, noto anche con l’acronimo GPDP (Garante per la Protezione dei Dati Personali), è l’autorità amministrativa italiana e indipendente che si occupa di assicurare la tutela dei diritti dell’interessato in materia di trattamento di dati personali. Tra i suoi compiti rientrano:

  • Controllare che il trattamento dei dati avvenga in ottemperanza al GDPR;
  • Ricevere ed esaminare i reclami e le segnalazioni;
  • Vietare e sanzionare i trattamenti illeciti;
  • Segnalare al Governo e al Parlamento eventuali provvedimenti normativi in tema di trattamento di dati personali;
  • Ecc.

Il Garante dichiara Google Analytics non conforme al GDPR

Eccoci arrivati al tema principale dell’articolo: la non conformità di Google Analytics al GDPR. Innanzitutto, cerchiamo di capire bene che cosa è successo. La questione fondamentale sollevata dal Garante della Privacy è che Google Analytics invia alcuni dati personali (informazioni degli utenti) verso server che hanno sede fuori dalla UE, più precisamente negli USA.

All’interno del GDPR vi è una sezione dedicata al Trasferimento dei Dati personali extra-UE che spiega in modo molto chiaro che all’interno dell’UE vige il Free Flow Principle, ovvero la libera circolazione dei dati personali; fuori dall’Unione Europea bisogna assicurare che il livello di protezione delle persone garantito dalla normativa UE a protezione dei dati personali non sia pregiudicato. Vale, perciò, il “Controlled Flow” o “Regulated Flow Principle” secondo cui, per trasferire dati fuori dall’UE:

  1. Bisogna fare richiesta di consenso ad hoc agli interessati;
  2. Le multinazionali non europee devono avere una policy di gruppo che venga approvata da almeno un garante europeo;
  3. Dev’esserci un data export agreement secondo il modello della commissione europea, fra esportatore europeo e imprenditore extra europeo;
  4. Nessun adempimento per il trasferimento in paesi extra UE oggetto di una decisione di adeguatezza.

Ecco: Google, con Google Analytics, non ha fatto nulla di tutto ciò e ha trasferito dati fuori dall’UE senza rispettare il GDPR: per questo motivo il Garante l’ha dichiarato illecito.

Verrebbe da chiedersi: come è possibile che una delle aziende più grandi al mondo (fa parte, infatti, delle Big Tech) non abbia ottemperato alle richieste e alle indicazioni del GDPR?

Queste però sono domande al di sopra della nostra portata e ci porterebbero fuori dal Main Topic dell’articolo.

Privacy Google Analytics, dichiarato illecito: le alternative

Fortunatamente Google non ha il monopolio sulle piattaforme di analisi e reportistica dei dati e, perciò, sono presenti numerose alternative sul mercato. Eccone alcune.

Web Analytics Italia

Si tratta del portale delle statistiche dei siti web delle Pubblica Amministrazione italiana. È un’alternativa gratuita che offre statistiche in tempo reale, analizzate dalla piattaforma WAI.

Plausible Analytics

Soluzione Open Source per le Web Analytics che, non utilizzando alcun cookie nel suo funzionamento, è completamente conforme al GDPR. Si tratta di una piattaforma che si basa su un’infrastruttura Cloud Europea che garantisce che i dati raccolti non vengano utilizzati da siti d terze parti.

Simple Analytics

È un’alternativa che mette la privacy al primo posto in tutti gli aspetti della piattaforma. Proprio per questo fanno della conformità al GDPR uno dei loro punti di forza. Simple Anlytics garantisce che tutti i dati raccolti siano cifrati e resi anonimi o pseudonimizzati cosicché non possano essere letti da esterni o estranei.

Matomo

Stiamo parlando di una piattaforma innovativa che, fin dalla sua creazione, si propone non solo di fornire statiche sui siti web e sugli utenti che ne fanno visita ma anche di garantire che i possessori di quei dati rimangano gli interessati stessi.

ShinyStats

Si tratta di una delle piattaforme di Real Time Analytics più famose tra le alternative software a Google Analytics. Il suo punto di forza è proprio la privacy compliance: tutti i loro software sono creati, sviluppati e raccolgono dati solo in Italia e in Europa, garantendo così la più stretta conformità alle norme del GDPR.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul GDPR e su come assicurarti che la tua azienda ne sia conforme, contattaci! Saremo più che felici di aiutarti a garantire la sicurezza dei tuoi utent

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