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Programmatic Advertising, che cos’è e come sfruttarlo per il tuo Business

La tecnologia avanza giorno dopo giorno e, con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, anche il mondo della pubblicità online è stato stravolto e radicalmente modificato. Ora più che mai, qualsiasi business può (e dovrebbe) fare advertising online anche perchè, utilizzando l’IA e le piattaforme di Programmatic Advertising, è diventato molto più intuitivo ed efficace.

Nel seguente articolo parleremo di:

Come funziona l’Advertising classico?

Prima di buttarci a capofitto nell’argomento Programmatic Advertising è bene fare un piccolo ripasso di come funziona il mercato dell’inserzionismo classico. Concettualmente, si tratta di acquistare spazi entro cui inserire il proprio annuncio, nulla di più, nulla di meno. Più questi spazi sono visibili e più persone raggiungono, più il loro prezzo aumenta.

In questo processo abbiamo due attori principali:

  • Il Publisher, ovvero il lato offerta. Editori, testate, reti televisive, aziende di cartellonisstica… insomma, chiunque venda spazi pubblicitari;
  • L’Advertiser, ovvero il lato domanda. Qui troviamo tutte le aziende che vogliono sponsorizzare il loro brand/prodotto/servizio; in altri termini, gli acquirenti.

I rapporti tra queste due figure vengono solitamente gestiti da società di servizi che fanno da intermediari, rispettivamente le concessionarie e i centri media.

Programmatic Advertising, che cos’è e come funziona?

Il Programmatic Advertising è la forma più evoluta del classico advertising che abbiamo visto nel paragrafo precedente. La definizione più condivisa all’interno del settore è la seguente:

Il Programmatic Advertising è l’automazione dei processi di acquisto e di vendita degli spazi pubblicitari realizzata automaticamente attraverso piattaforme di scambio che operano sulla base di dati e algoritmi

Risulta intuibile anche solo dalle definizione che si tratta di uno strumento molto potente che consente l’ottimizzazione dei processi di compravendita e, potenzialmente, una crescita del valore generato dalla pubblicità, per entrambi i soggetti coinvolti nella transazione.

Differenza tra Programmatic Advertising e Real Time Bidding

Scendendo ancora più nello specifico è necessario fare una distinzione tra questi due concetti:

  • Programmatic Advertising (PA), che come abbiamo visto è la possibilità che le macchine ci offrono di automatizzare l’inserzionismo digitale facendo sì che gli spazi vuoti presenti nei contenuti messi a disposizione dai publisher vengano riempiti in modo istantaneo;
  • Real Time Bidding (RTB), che è una componente fondamentale del PA. Tradotto con Asta in Tempo Reale, è la tipologia di transazione che viene effettuata per ogni singolo spazio pubblicitario. Tutto il sistema Google Ads, la principale piattaforma per fare Advertising sul motore di ricerca, funziona esattamente in questo modo.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale (IA)

Probabilmente ti starai chiedendo: “Sì, ma l’Intelligenza Artificiale che c’entra?”. Te lo spieghiamo subito. Grazie all’enorme capacità di elaborazione dati delle nuove piattaforme (sia lato domanda che lato offerta) di Programmatic Advertising, che fanno largo utilizzo di algoritmi di Machine Learning, è possibile inserire l’annuncio giusto, nel posto giusto, alla persona giusta.  Ed è qui la rivoluzione dettata dall’IA.

Con queste piattaforme si può intraprendere un indirizzamento targettizzato degli annunci tramite le seguenti tecniche:

  • Contextual keyword: gli ads saranno visibili solo all’interno di siti il cui contentuto sia attinente alle keyword selezionate;
  • Category targeting: indirizzare la comunicazione verso aggregati di siti accomunati dal tipo di contenuto/argomento trattato;
  • Similar Audience, ovvero estendere la visione degli annunci a utenti simili per caratteristiche demografiche, comportamenti e interessi;
  • Affinity Audience, ovvero targettizzare liste di audience in vase a criteri socio-demografici, intenti d’acquisto, tipologie di prodotto…

Se sei rimasto affascinato da questo mondo e vuoi intraprendere una strategia di Programmatic Advertising, contattaci. Saremo Very Content-i di trovare la soluzione su misura per le tue esigenze.

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Content Marketing

Content Intelligence, il connubio tra Content Marketing e Intelligenza Artificiale per il successo del tuo business

Ormai lo sapete, qui da noi il Content Marketing oltre che essere una passione è anche il Core Business. Da sempre siamo infatti affascinati a questa peculiare branca dal Marketing e cerchiamo ogni giorno modi nuovi e innovati per la produzione dei contenuti dei nostri clienti così da aumentare il traffico ai loro social o siti web. Come abbiamo anticipato all’interno dell’articolo su SEO e AI, l’Intelligenza Artificiale è un ottimo strumento per ottimizzare e migliorare le performance di qualsiasi tipo di Business. Così come per la SEO, anche l’Article Marketing può essere AI-Powered, ovvero “spinto dall’IA”. In questo caso parliamo di Content Intelligence, ovvero “la disciplina che, sfruttando l’IA, permette alle aziende di organizzare i contenuti a disposizione e di estrarre insight sul comportamento di navigazione, fruizione dei contenuti e preferenze degli utenti al fine di offrire contenuti ed esperienze più personalizzate”

Per questo nel seguente articolo ci occuperemo di:

Che cos’è e in cosa consiste il Content Marketing

Nonostante all’interno del nostro Blog vi siano numerosi articoli sull’argomento (Content Strategy, Branded Content Marketing…) facciamo un breve ripasso di che cos’è il Content Marketing. Con questo termine s’intende l’insieme delle attività finalizzate alla creazione, cura e distribuzione di contenuti interessanti per i potenziali pubblici.

Alcuni studiosi hanno elaborato un processo in cinque fasi di progettazione per una strategia di Content Marketing, vediamoli assieme:

  1. Ascolto dei pubblici. Si tratta della prima indispensabile attività che serve a capire meglio i linguaggi, gli interessi e i bisogni degli utenti con cui l’azienda vuole comunicare. In questa fase bisogna raccogliere tutti gli elementi e le indicazioni utili, come per esempio i canali in cui intercettare il pubblico prendendo in considerazione tutte le fonti di ascolto (interne o esterne all’azienda).
  2. Progettazione della strategia. A questo punto è possibile produrre il modello ideale di target di riferimento costruendo quella che in gergo viene definita Buyer Persona. Si tratta di un identikit specifico e preciso che rappresenta idealmente il consumatore perfetto per il business.
  3. Produzione dei contenuti. Ora si passa alla vera e propria creazione dei contenuti che devono coprire quello spazio che c’è tra i valori del brand e gli interessi della Buyer Persona. L’obiettivo generale deve essere quello di rielaborare il know-how, la storia e tutti i contenuti precedenti per trasformarli in nuovi contenuti coerenti e specifici. Il tutto deve essere fatto adottando e non tralasciando mai un’ottica SEO attenta ai dettagli.
  4. Pubblicazione dei contenuti. Una volta pronti, è il momento di condividere i contenuti su Internet. Oltre ad un’attenzione maniacale alla scelta del giusto social (fondamentale per avere successo), è fondamentale scegliere la giusta strategia (SEO, Google ADS, Facebook ADS…).
  5. Verifica dei risultati. Così come ogni attività di marketing, anche il Content Marketing deve essere seguito da un’analisi delle performance. Monitorando le metriche giuste si potrà avere un resoconto su ciò che è andato bene e ciò che, invece, va modificato per migliorare.

Content Intelligence, piattaforme di Content Marketing e Intelligenza Artificiale

Solo per rendere l’idea di quanto la Content Intelligence possa essere utile ad un’azienda che vuole implementare una strategia di Content Marketing citiamo uno studio realizzato dalla società di ricerche di mercato americana Forrester. Lo studio venne effettuato su 210 decision maker di aziende con oltre 500 dipendenti e oltre 300M di fatturato in alcuni paesi europei e ha dimostrato come una delle principali difficoltà riscontrate sia quella relativa alla necessità dell’azienda di trovare i contenuti più efficaci per i diversi target.

Proprio qui vengono in aiuto le piattaforme di Content Intelligence. Nello specifico possono essere utili in tutte le 5 fasi di cui abbiamo scritto sopra:

  1. Analisi e progettazione: utilizzando un enorme mole di dati di qualità le piattaforme di AI tracciano i comportamenti dell’individuo nei diversi canali integrandoli con dati precedenti. Con questi dati sarà molto più facile avere una panoramica delle scelte effettuate in precedenza dal proprio pubblico di riferimento.
  2. Produzione di contenuti: queste piattaforme utilizzando avanzati algoritmi di NLG (Natural Language Generating) con cui creano contenuti a partire dai dati aziendali che difficilmente sono riconoscibili come scritti da una macchina. Inoltre hanno anche la capacità di ottimizzare contenuti che sono già stati creati•
  3. Diffusione dei contenuti: in questa attività le piattaforme AI-Based vengono in aiuto selezionando gli orari e i giorni migliori per pubblicare un determinato contenuto, conoscendo i momenti in cui il pubblico di riferimento è più attivo.
  4. Analisi delle Performance: analizzando molti più dati rispetto ad una qualsiasi piattaforma di Data Analysis, vengono anche proposti suggerimenti molto più dettagliati e coerenti con l’attività dell’azienda affinchè vi sia un miglioramento decisivo delle performance.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sull’argomento o se vuoi iniziare un percorso con noi, non esitare a contattarci! Saremo Very Content-i di aiutarti nella costruzione della strategia digitale perfetta per il tuo Business.

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Il Garante della Privacy vieta Google Analytics, quali sono le alternative conformi al GDPR?

Ebbene sì, alle volte anche i Giganti sbagliano. Sono più o meno 10 giorni che c’è un grande fermento all’interno delle Digital Agency e in generale di tutto il settore. Tutto nasce da una sentenza del Garante della Privacy, la massima autorità italiana per la protezione dei dati personali, che dichiara Google Analytics 3 non conforme al GDPR.

Se lavorate nel mondo del marketing e della comunicazione probabilmente negli scorsi giorni vi è capitato di sentire il nome Federico Leva. Ma chi è e perchè sta creando così tanto scalpore? Federico Leva è un ragazzo italiano residente a Helsinki che ha mandato una mail a diverse aziende richiedendo l’eliminazione dei propri dati personali dopo la sentenza del Garante. Vi invitiamo alla visione dell’intervista realizzata da Matteo Flora in cui viene spiegato molto bene qual è il tema. 

Molte aziende hanno reagito con il panico, non sapendo che in realtà la cancellazione dei dati personali di un utente dal proprio sito (e quindi da Google Analytics) è un’attività molto semplice e che richiede molti meno sforzi e problemi di quanto si possa credere? Se hai bisogno di consigli su come rispondere alla mail di Federico Leva e su come eliminare i suoi dati, scrivici! Potrebbe essere l’inizio di una meravigliosa collaborazione.  

La prima domanda che viene da farsi a questo punto è: che cos’è il GDPR? Cosa significa che Google Analytics Italia non gli è conforme? E soprattutto, che cosa comporta questa sentenza?

In questo articolo risponderemo a tutte le vostre domande toccando i seguenti temi:

Che cos’è il GDPR?

Prima di entrare nello specifico e capire qual è l’effettivo tema principale è bene chiarire alcune nozioni fondamentali, di cui pochissimi utenti e aziende si interessano, rischiando grosso.

Innanzitutto, GDPR (Regolamento 2016/679) è l’acronimo di General Data Protection Regulation ed è il Regolamento Europeo relativo alla protezione delle persone fisiche in tema di trattamento e circolazione dei dati personali. 

Si tratta di un testo normativo che spiega dettagliatamente quali sono tutti i passaggi e le prerogative da rispettare nel trattamento dei dati personali. Inoltre, tutte le aziende che trattano dati personali devono (o meglio, avrebbero dovuto) applicarlo dal 2018.

Purtroppo, ancora oggi nel 2022, persone e aziende sono tendenzialmente ignoranti in materia e non lo applicano. Oltre a risultare vecchie e non al passo coi tempi, le aziende (in particolare i titolari del trattamento dei dati personali) rischiano grosso: le sanzioni sancite dal GDPR per coloro che non lo applicano o commettono errori nell’applicazione sono di tipo amministrativo e possono arrivare fino a 20milioni di euro o fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Chi è il Garante della Privacy?

Il Garante della Privacy, noto anche con l’acronimo GPDP (Garante per la Protezione dei Dati Personali), è l’autorità amministrativa italiana e indipendente che si occupa di assicurare la tutela dei diritti dell’interessato in materia di trattamento di dati personali. Tra i suoi compiti rientrano:

  • Controllare che il trattamento dei dati avvenga in ottemperanza al GDPR;
  • Ricevere ed esaminare i reclami e le segnalazioni;
  • Vietare e sanzionare i trattamenti illeciti;
  • Segnalare al Governo e al Parlamento eventuali provvedimenti normativi in tema di trattamento di dati personali;
  • Ecc.

Il Garante dichiara Google Analytics non conforme al GDPR

Eccoci arrivati al tema principale dell’articolo: la non conformità di Google Analytics al GDPR. Innanzitutto, cerchiamo di capire bene che cosa è successo. La questione fondamentale sollevata dal Garante della Privacy è che Google Analytics invia alcuni dati personali (informazioni degli utenti) verso server che hanno sede fuori dalla UE, più precisamente negli USA.

All’interno del GDPR vi è una sezione dedicata al Trasferimento dei Dati personali extra-UE che spiega in modo molto chiaro che all’interno dell’UE vige il Free Flow Principle, ovvero la libera circolazione dei dati personali; fuori dall’Unione Europea bisogna assicurare che il livello di protezione delle persone garantito dalla normativa UE a protezione dei dati personali non sia pregiudicato. Vale, perciò, il “Controlled Flow” o “Regulated Flow Principle” secondo cui, per trasferire dati fuori dall’UE:

  1. Bisogna fare richiesta di consenso ad hoc agli interessati;
  2. Le multinazionali non europee devono avere una policy di gruppo che venga approvata da almeno un garante europeo;
  3. Dev’esserci un data export agreement secondo il modello della commissione europea, fra esportatore europeo e imprenditore extra europeo;
  4. Nessun adempimento per il trasferimento in paesi extra UE oggetto di una decisione di adeguatezza.

Ecco: Google, con Google Analytics, non ha fatto nulla di tutto ciò e ha trasferito dati fuori dall’UE senza rispettare il GDPR: per questo motivo il Garante l’ha dichiarato illecito.

Verrebbe da chiedersi: come è possibile che una delle aziende più grandi al mondo (fa parte, infatti, delle Big Tech) non abbia ottemperato alle richieste e alle indicazioni del GDPR?

Queste però sono domande al di sopra della nostra portata e ci porterebbero fuori dal Main Topic dell’articolo.

Privacy Google Analytics, dichiarato illecito: le alternative

Fortunatamente Google non ha il monopolio sulle piattaforme di analisi e reportistica dei dati e, perciò, sono presenti numerose alternative sul mercato. Eccone alcune.

Web Analytics Italia

Si tratta del portale delle statistiche dei siti web delle Pubblica Amministrazione italiana. È un’alternativa gratuita che offre statistiche in tempo reale, analizzate dalla piattaforma WAI.

Plausible Analytics

Soluzione Open Source per le Web Analytics che, non utilizzando alcun cookie nel suo funzionamento, è completamente conforme al GDPR. Si tratta di una piattaforma che si basa su un’infrastruttura Cloud Europea che garantisce che i dati raccolti non vengano utilizzati da siti d terze parti.

Simple Analytics

È un’alternativa che mette la privacy al primo posto in tutti gli aspetti della piattaforma. Proprio per questo fanno della conformità al GDPR uno dei loro punti di forza. Simple Anlytics garantisce che tutti i dati raccolti siano cifrati e resi anonimi o pseudonimizzati cosicché non possano essere letti da esterni o estranei.

Matomo

Stiamo parlando di una piattaforma innovativa che, fin dalla sua creazione, si propone non solo di fornire statiche sui siti web e sugli utenti che ne fanno visita ma anche di garantire che i possessori di quei dati rimangano gli interessati stessi.

ShinyStats

Si tratta di una delle piattaforme di Real Time Analytics più famose tra le alternative software a Google Analytics. Il suo punto di forza è proprio la privacy compliance: tutti i loro software sono creati, sviluppati e raccolgono dati solo in Italia e in Europa, garantendo così la più stretta conformità alle norme del GDPR.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul GDPR e su come assicurarti che la tua azienda ne sia conforme, contattaci! Saremo più che felici di aiutarti a garantire la sicurezza dei tuoi utent

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